ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
Regia di Renzo Mariani
Personaggi e interpreti
| Pantalone de’ Bisognosi |
Marco Normanno |
| Clarice, sua figliola |
Anna Orsenigo |
| Il dottor Lombardi |
Matteo Gugliotta |
| Silvio, di lui figliuolo |
Luka Ardalic |
Beatrice, torinese, in abito da uomo,
sotto nome di Federigo Rasponi |
Beatrice Marzorati |
Florindo Aretusi,
torinese, di lei amante |
David Merlino |
| Brighella, locandiere |
Manuela Bruccoleri |
| Smeraldina, cameriera di Clarice |
Elena Orsenigo |
Arlecchino,
servitore di Beatrice e di Florindo |
Roberto Orsenigo |
| Un cameriere
napoletano |
Federica Carinetti |
| Un cameriere e un facchino |
Elisa Tamburo |
Luci e musiche a cura di Paolo Cozza
Costumi a cura della compagnia
Scene a cura di Giacomo Cattaneo
Il servitore di due padroni
Composto nella prima stagione creativa della vita di Goldoni, precedente alla “riforma” del teatro da lui attuata negli anni ’50 e ’60, il Servitore di due padroni venne commissionato a Goldoni dal più famoso “Truffaldino” dell’epoca, Antonio Sacchi, che desiderava un testo di cui essere protagonista. Goldoni, che considerava l’attore uno dei migliori del mondo, scrisse per prima cosa un canovaccio: quando poi lo vide in scena decise di trascriverlo per intero, mantenendo però vivo il rapporto fra pagina e scena, e conservando alcune invenzioni di Sacchi.
Sullo sfondo della laguna, Arlecchino, servo pasticcione, un po’ tonto e un po’ ingenuo, con l’idea di guadagnare doppio salario si mette contemporaneamente al servizio di Florindo Aretusi, gentiluomo torinese venuto a Venezia in cerca dell’amata Beatrice, e del sedicente Federigo Rasponi, torinese anch’esso, venuto nella laguna per prendere in moglie Clarice, figlia di Pantalone de’ Bisognosi, da tempo sua promessa. Ben presto si trova invischiato in una serie di equivoci senza fine che, con l’aiuto di un pizzico di fortuna, di qualche bugia e qualche dolce parola sussurata all’orecchio della ragazza giusta, riuscirà a risolvere.
Anche se Goldoni nei suoi tardi Mèmoires sottovalutò la stagione giovanile della sua carriera di autore, essa costituì un periodo assai ricco e fecondo, che lo condusse a scoprire la vocazione artistica in stretta connessione con la conoscenza del mondo e degli uomini. “Mondo” – come esperienza della società – e “teatro” – come pratica diretta della vita del palcoscenico – furono infatti i poli della sua poetica; “i due libri sui quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito”, come scriverà nella Prefazione dell’autore alla prima raccolta di commedie del 1750.
NOTA AL TITOLO
Il protagonista del testo goldoniano ha assunto nelle varie trascrizioni il nome di Truffaldino, Zaccagnino, Traccagnino: dal primo Novecento viene chiamato con il nome della maschera italiana per eccellenza, Arlecchino. Giorgio Strehler, nel 1947, mettendo in scena Il servitore di due padroni, cancella definitivamente il nome di Truffaldino; lo spettacolo ha avuto da allora un successo così grande e duraturo che ovunque, ormai, ci si riferisce a questo testo con il titolo di Arlecchino, e non più con quello originale.
La regia dello spettacolo è liberamente ispirata all’edizione streheleriana del 1993.
Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793)
Nato il 25 febbraio 1707 dal medico Giulio e da Margherita Salvioni, Carlo Goldoni studiò prima a Perugia, poi a Rimini: da qui, nel 1721 fuggì a Chioggia su una barca di comici, affascinato dalla vita avventurosa che conducevano i teatranti. Nel ’23, a Pavia, si iscrisse al corso di giurisprudenza del collegio Ghislieri, da cui fu espulso: seguì il padre in varie città del nord Italia e, alla sua morte, si laureò in legge a Padova e cominciò la professione a Venezia, coltivando però un’incontenibile vocazione letteraria. Nel ’34 conobbe il capocomico Giuseppe Imer, con il quale iniziò una collaborazione durata quasi dieci anni, impegnandosi a scrivere per il teatro da lui diretto, il San Samuele. In questi anni di apprendistato e di ricerca Goldoni tentò generi diversi, dalla tragedia al melodramma serio e giocoso, dall’intermezzo comico alla commedia. Dal ’45 al ’48 Goldoni si trasferì a Pisa dove scrisse per il “Truffaldino” Antonio Sacchi Il servitore di due padroni (1745), e I due gemelli veneziani (1747).
Il ritorno a Venezia risale al 1748, e con esso la collaborazione con il teatro Sant’Angelo prima, dal 1748 al 1753 – per il quale scrisse testi come Il teatro comico, La bottega del caffè nonché La locandiera (1753), con la creazione del celeberrimo personaggio di Mirandolina ¬, e con il san Luca di Antonio Vendramin poi. Tra il 1755 e il 1760 Goldoni compone le sue più importanti commedie corali in dialetto (Il campiello, Gli innamorati e il grande affresco di vita sociale composto da I rusteghi, La casa nova, La trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon e Le baruffe chiozzotte.
Bersagliato dalle critiche dei commediografi “letterati” che lo accusavano di gusti plebei e di ignoranza delle regole compositive del teatro, Goldoni accetta l’invito della Comédie italienne e si trasferisce a Parigi nel 1762; qui vede la luce il capolavoro della vecchia, i Mémoires, scritti in francese e che mettono in scena il suo ultimo personaggio: sé stesso.