Quando fioriscono i bucaneve: riflessione, ricordo e speranza


a cura di Ilaria Vergine

 

Prende vita sul palco di Teatroindirigibile un testo che nasce dalla penna della regista Benedetta Scillone e che porterà il pubblico in un luogo lontano: la Russia.
Grazie ad una retorica ricercata, lo spettacolo condurrà lo spettatore a scontrarsi con una importante pagina del ‘900: le conseguenze della Rivoluzione Bolscevica.
Saranno protagoniste dello spettacolo le vicende delle donne che attendono di poter entrare in contatto con i loro cari detenuti all’interno del lager (o Gulag) il cui ingresso è controllato da due soldati. 
Perché recarsi a teatro per vedere questo spettacolo?

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Se l’asino è l’unico innocente


a cura di Benedetta Scillone

 

Quando incroci qualcosa di bello è praticamente impossibile non parlarne. Si è talmente abituati alla routine quotidiana fatta di sveglie e treni in ritardo, problemi al lavoro, bisticci con l’INPS e cappuccini al bar sotto casa, che quando incroci qualcosa di bello è come un lampo negli occhi, un abbaglio da miraggio nel deserto. Il bello vero ormai è così inusuale che quando lo si incontra quasi non ci si crede e si resta stupiti; ed talmente bello che si vorrebbe ripetere quello scatto fotografico nella retina all’infinito. Questo momento di gioia pura è quello che ci è accaduto sabato scorso alla prima de “Processo per l’ombra di un asino”, dell’acutissimo e subdolamente ironico Friedrich Dürrenmatt, autore elvetico, ma che in realtà dovrebbe essere annoverato tra i patrimoni dell’umanità. L’autore ambienta l’assurda rivalità tra un altolocato dentista di nome Strutione e uno squattrinato asinaro, chiamato Antrace, nell’antica cittadina greca di Abdera. Causa del conflitto è l’imprudenza del dentista, che in una cocentissima giornata di sole si ripara incautamente all’ombra dell’asino preso in affitto. Ma l’asinaro gli ha affittato l’animale, non la sua ombra e ne richiede il dovuto pagamento, vedendosi rifiutato e insultato. A turno le due parti si arrogheranno il diritto di ragione prima davanti al giudice Filippide, unico cervello pensante in tutta la storia che tenterà di metter pace fra i querelanti; poi tramite gli avvocati del foro e i testimoni-sostenitori in un crescendo di ripicche, baratti, discussioni partitiche e segreti di Pulcinella.Il tutto ammantato da una decorosa quanto insincera indignazione. Avete un déjà-vu?

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La parola di Spoon River


a cura di Benedetta Scillone

La libertà più grande per una persona, per un teatrante, di qualsiasi età, è la possibilità di esprimersi incondizionatamente in gesti, silenzi e parole. Soprattutto parole.
Ma non è mai semplice; specialmente per un attore.
La parola di tutti i giorni, quella che usiamo a scuola, al lavoro o fra conoscenti non è mai quella che ci rispecchia interiormente e che ci arrovella la mente in profonde riflessioni.
La parola, quella vera, ha un peso, uno spessore e una fragilità d’intenti che richiedono particolare cura.
L’ironia non indica rispetto, così come un tono dolce non può essere sinonimo di sottomissione.

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