IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare
Regia di Renzo Mariani

Personaggi e interpreti
Antonio Paolo Cozza
Bassanio Alberto Arreghini
Graziano Mario Mosconi
Lorenzo Angelo Orsenigo
Salerio David Merlino
Solanio Matteo Gugliotta
Shylock Carlo Verga
Jessica Katia Ghedin
Lancillotto Gabriella Bianchini
il Doge Marco Normanno
Porzia Chiara Pontoglio
Nerissa Anna Moscatelli
Principe del Marocco Roberto Orsenigo
Principe di Versailles Marco Normanno
il servo Baldassarre Luca Ardali
i portatori degli scrigni Manuela Bruccoleri
Federica Carinetti
Beatrice Marzorati
Seguito di Porzia,
maggiorenti di Venezia,
maschere
Davide Moscatelli,
Anna Orsenigo,
Elena Orsenigo,
Pietro Rocca

Luci e musiche a cura di Gabriele Tagliabue e Daniele Marzorati
Scene a cura della compagnia
Costumi a cura di Dianora Marabese

Il mercante di Venezia
A Venezia Bassanio, di nobili natali ma senza ricchezze, chiede ad Antonio, mercante a cui è legato da profonda amicizia, un prestito di denaro per conquistare la bella Porzia, ricca ereditiera di cui è innamorato; per far fronte alla richiesta dell’amico il mercante si risolve a chiedere un prestito all’ebreo Shylock, noto usuraio e nemico giurato dei cristiani della laguna. Allo scadere dell’obbligazione, di fronte alla drammatica insolvenza di Antonio, Shylock rivendica la penale pattutita, ovvero “una libbra della bella carne” del mercante, per compiere la sua vendetta contro di lui. La vicenda, che alterna sapientemente i toni del romanzo amoroso, della commedia degli equivoci e del dramma, sarà risolta e conclusa proprio da Porzia – grande commediante e al tempo stesso donna di limpida sincerità nel suo amore per Bassanio – che nella notte magica di Belmonte in cui si ambienta la scena finale, svelerà in una volta sola tutti gli arcani da lei messi in opera per opporsi vittoriosamente all’ebreo e realizzare il suo sogno d’amore.
Opera di non facile definizione, Il mercante di Venezia intreccia generi teatrali diversi in una trama perfettamente congegnata, in cui le vicende si alternano tra due luoghi opposti e speculari; Venezia, mondo diurno fatto di commerci, affari, denaro che passa da una mano all’altra, e Belmonte, mondo notturno, magico, fatto di prove d’amore e d’amicizia, di passioni archetipe, assolute e capricciose. A questa prima coppia di opposizioni ne corrispondono poi infinite altre – quella tra vendetta e giustizia, amore e fato, ragione e sentimento, opportunismo ed eroismo, verità e apparenza –, a fare di questo testo provocante e ricco di interrogativi letteralmente “amletici” un’opera di straordinaria attualità.

William Shakespeare
(Stratford-on-Avon, Warwickshire, 1564-1616)
Terzo di otto fratelli, nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri di Stratford, William Shakespeare abbandonò presto la grammar school (dove imparò il latino) per sopravvenute ristrettezze economiche; la sua strabiliante cultura classica e letteraria, sulla cui formazione abbondano tutt’ora i dibattiti e gli studi, dipende dal fatto che egli fu un autodidatta estremamente curioso e ricettivo. Dopo il matrimonio, a soli diciotto anni, con Anne Hathaway, e la nascita della prima figlia Susan e in seguito dei gemelli Judith e Hamnet (morto poi nel 1596), non si hanno notizie attendibili della sua vita fino al 1592; certo è che a questa data Shakespeare doveva aver già lasciato il paese natale per trasferirsi a Londra, centro di una grande fioritura teatrale. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo a Londra i teatri sono infatti numerosissimi e gli attori, organizzati in compagnie che godono della protezione di qualche esponente della corte, sono spesso comproprietari delle sale in cui recitano; la richiesta di testi da mettere in scena è dunque molto alta. Da attore (anche se in parti marginali) Shakespeare diventa ben presto un autore affermato e, grazie soprattutto all’appoggio del conte di Southampton, anche comproprietario del Globe Theatre e poi del Blackfriars, accumulando una piccola fortuna. Le notizie sulla sua vita sono molto scarse, e legate essenzialmente alle rappresentazione alle edizioni delle sue opere; nel 1610 si ritira nelle proprietà acquistate a Stratford, dove conduce una serena e agiata esistenza da gentiluomo di campagna. Muore il 23 aprile del 1616 e viene sepolto nel coro della chiesa della Old Town, privilegio cui gli dava diritto l’acquisto di parte delle decime di Stratford.