MIGUEL MAÑARA
di Oscar Milosz
Regia di Renzo Mariani

Personaggi e interpreti
Don Miguel Mañara Alberto Arreghini
Don Fernando Carlo Verga
Don Jaime Mario Mosconi
Don Alfonso Paolo Cozza
Girolama Carillo de Mendoza Chiara Pontoglio
L’abate del convento della Caridad Marco Mancini
Due religiosi Sergio Faifer
Mario Mosconi
Johannes Mendelez, paralitico Paolo Cozza
l’Ombra Angelo Orsenigo
Gli spiriti Gabriella Bianchini, Katia Ghedin, Luisa Marzorati, Chiara Pontoglio
Voci nella folla Mattia Arreghini, Katia Ghedin, Luisa Marzorati, Carlo Verga

Luci a cura di Marco Normanno e Roberto Orsenigo
Scene e costumi a cura della compagnia

Miguel Mañara
Il Miguel Mañara, pubblicato per la prima volta nel 1912, è il più noto e il più rappresentato tra i testi di Milosz: esso fa parte di un trittico che comprende il Mefiboseth – un’opera di ispirazione biblica che riprende un episodio della vita del re Davide – e Saulo di Tarso, un racconto della vita di Saulo prima della conversione. Esso si ispira alla leggenda sorta attorno alla figura storica di un nobile vissuto a Siviglia all’inizio del Seicento, e ne ripercorre la parabola umana in sei suggestivi “quadri”. Don Miguel Mañara, un antesignano Don Giovanni al culmine di un’esistenza dissoluta, è protagonista di una clamorosa conversione; veicolo di questa trasformazione è l’esperienza di un amore autentico e luminoso, che irrompe nell’esistenza del seduttore con il volto della giovane Girolama. Ma questo è solo l’inizio del “mistero” di Mañara, che Milosz rappresenta come un intenso cammino di redenzione che conduce il protagonista – attraverso l’aspro confronto con i «fantasmi della sua vita passata» – fino alle soglie della santità.

Oscar Milosz
(Czereia, Lituania 1877 – Fontainebleau 1939)
Figlio di un nobile lituano e di un’ebrea, nipote di una musicista italiana, Natalia Tasistro, Oscar Vladislas Milosz lascia ben presto la terra natale per trasferirsi a Parigi, poiché il padre desidera per lui un’educazione francese e laica. Qui studia epigrafia e lingue orientali, in particolare l’ebraico, e esordisce come poeta nel 1899; dopo i primi versi simbolisti compone poemi di stampo mistico-teosofico, un romanzo, tre drammi teatrali, e raccoglie favole e testi popolari lituani. Alla carriera letteraria Milosz alterna un’instancabile attività diplomatica in favore della sua piccola patria, che lo porta in Africa, in Inghilterra, in Germania, in Russia, e anche in Italia. La sua vita di esule e cosmopolita è segnata dalla conversione al cattolicesimo, avvenuta nel 1927: da allora Milosz si rinchiude nella sua dimora/eremo di Fontainebleau per dedicarsi a oscuri lavori di esegesi biblica; tra questi La chiave dell’Apocalisse, che stampa a sua spese poco prima di morire nel 1939.