MOLTO RUMORE PER NULLA
di William Shakespeare
Regia di Renzo Mariani

Personaggi e interpreti
Pedro Marco Normanno
Juan David Merlino
Benedetto Roberto Orsenigo
Claudio Matteo Cancellieri
Borraccio Luca Ardalic
Corrado Pietro Rocca
Leonato Matteo Gugliotta
Ero Lisa Cabrele
Beatrice Anna Orsenigo
Margherita Federica Carinetti
Orsola Elena Orsenigo
Carruba Beatrice Marzorati
Sorba Marco Normanno
Cancelliere David Merlino
Padre Francesco Davide Moscatelli
I guardia Roberto Orsenigo
II guardia Valentina Molino

Scenografie: Sara Russo
Luci: Gabriele Tagliabue
Musiche: Daniele Marzorati
Trucco: Chiara Pontoglio
Assistente alla regia: Alberto Arreghini

Molto rumore per nulla
La frequentazione degli ambienti di corte, il contatto con i rifugiati francesi, con umanisti e avventurieri italiani, nonché le numerose traduzioni di opere straniere circolanti in Inghilterra; tutti questi elementi contribuirono a nutrire la straordinaria inventiva del drammaturgo di Stratford-on-Avon e a fornirgli materiale per le sue opere. L’ispirazione italiana è senz’altro avvertibile in Molto rumore per nulla, commedia composta negli ultimi anni del secolo e del regno di Elisabetta; agli intrecci della novellistica e della commedia cinquecentesca risalgono infatti elementi come il gusto per i travestimenti, per il caso che ribalta i progetti umani, anche se in questo testo perfettamente congegnato l’accento è posto decisamente sulle vicende amorose dei protagonisti, Benedetto e Beatrice da una parte, Claudio ed Ero dall’altra. Per realizzare il loro sogno d’amore le due coppie di giovani – i primi romantici e idealisti, i secondi più cinici e scanzonati – devono lottare contro gli intrighi e le trame occulte degli adulti, forti solo della propria arguzia e del proprio coraggio. All’interno dell’intreccio amoroso si stagliano poi irresistibili spunti divertenti, affidati sia alle trovate d’ingegno dei personaggi (specialmente Benedetto e Beatrice), ma anche alla comicità involontaria e popolaresca di personaggi minori come Sorba e Carruba. Buono e cattivo, bellezza e volgarità, dirittura morale e abiezione: tutte le sfaccettature della realtà e dell’umanità sono presentate insieme nell’opera di Shakespeare, che spesso rinuncia a fornire al suo pubblico il senso complessivo delle storie rappresentate, rivelando una consapevolezza sorprendentemente moderna rispetto alla cultura del suo tempo: quella che l’immagine poetica può solo riflettere, più che circoscrivere, la vastità e la complessità del mondo.

William Shakespeare
(Stratford-on-Avon, Warwickshire, 1564-1616)
Terzo di otto fratelli, nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri di Stratford, William Shakespeare abbandonò presto la grammar school (dove imparò il latino) per sopravvenute ristrettezze economiche; la sua strabiliante cultura classica e letteraria, sulla cui formazione abbondano tutt’ora i dibattiti e gli studi, dipende dal fatto che egli fu un autodidatta estremamente curioso e ricettivo. Dopo il matrimonio, a soli diciotto anni, con Anne Hathaway, e la nascita della prima figlia Susan e in seguito dei gemelli Judith e Hamnet (morto poi nel 1596), non si hanno notizie attendibili della sua vita fino al 1592; certo è che a questa data Shakespeare doveva aver già lasciato il paese natale per trasferirsi a Londra, centro di una grande fioritura teatrale. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo a Londra i teatri sono infatti numerosissimi e gli attori, organizzati in compagnie che godono della protezione di qualche esponente della corte, sono spesso comproprietari delle sale in cui recitano; la richiesta di testi da mettere in scena è dunque molto alta. Da attore (anche se in parti marginali) Shakespeare diventa ben presto un autore affermato e, grazie soprattutto all’appoggio del conte di Southampton, anche comproprietario del Globe Theatre e poi del Blackfriars, accumulando una piccola fortuna. Le notizie sulla sua vita sono molto scarse, e legate essenzialmente alle rappresentazione alle edizioni delle sue opere; nel 1610 si ritira nelle proprietà acquistate a Stratford, dove conduce una serena e agiata esistenza da gentiluomo di campagna. Muore il 23 aprile del 1616 e viene sepolto nel coro della chiesa della Old Town, privilegio cui gli dava diritto l’acquisto di parte delle decime di Stratford.